LA BIBBIA SEGRETA DEL RASTAFARI

IL SACRO LIBRO DELL’ETIOPIA ANTICA

La Bibbia segreta del Rastafari

Il libro Kebra Nagast

La cultura Rasta come un albero inamovibile affonda le radici nella profondità della terra, fa scavar loro caverne e cunicoli, oltrepassando le frontiere e varcando l’oceano, fino ad arrivare in Africa, in Etiopia e ancora oltre, a Zion e ai personaggi dell’Antico Testamento. Le Sacre Scritture di riferimento, pur essendo di ispirazione davidica, sono state trascritte e  tramandate in luoghi diversi e con modalità differenti rispetto a quelle ebraiche; pertanto, alle tradizioni proprie della Bibbia e degli scritti rabbinici si sono unite diverse leggende, principalmente etiopi, ma anche egiziane e copte, nonché commentari del Corano, storie arabe (siriache, palestinesi), e libri cristiani considerati apocrifi, diffusi in queste zone durante i primi quattro secoli dell’era cristiana.

Tale raccolta di testi millenari iniziò a circolare in forma omogenea nella redazione in Ge’ez, lingua etiopica antica, solo dopo il VI sec. d.C., e fu infine ricompilata in centodiciassette capitoli nel XII secolo da un sacerdote copto, che la intitolò Kebra Nagast (o Negast), “La Gloria dei Re”. Successivamente tradotta in arabo, arrivò in Giamaica molti secoli dopo, alla fine dell’Ottocento, attraverso i racconti dei sacerdoti della Ethiopian Orthodox Church[1].

“Kebra Nagast”, il libro della “Gloria dei Re”

La prima parte di questo testo sacro riporta storie non molto dissimili da quelle bibliche: di Adamo e dei suoi figli Abele e Caino (e in seguito anche Set), di Noè e del diluvio, di Abramo che mandato adolescente dal padre a vendere idoli per il mondo li distrugge, e del Patto con Dio palesatosi nell’arcobaleno, e della costruzione dell’Arca dell’Alleanza edificata secondo i dettami comunicati dall’Onnipotente a Mosè sul monte Sinai e detta dunque Zion.

Adamo e i suoi figli

“Padre, Figlio, e Spirito Santo, dissero: “Creiamo dunque l’uomo, a Nostra immagine e somiglianza”; e con  immediata concordia ed immensa determinazione, si trovarono della stessa opinione. Il Figlio disse: “Io indosserò il corpo di Adamo”; e lo Spirito Santo disse: “Io, dimorerò nel cuore dei Profeti, e dei Giusti”. Così tale comune accordo, tale alleanza, fu compiuta e realizzata in Zion, la Città della loro Gloria. (…) Ed il disegno Divino fu decretato e realizzato nella Sua stessa Parola: “Diverrò uomo. Sarò in ogni cosa che Ho creato. Vivrò nella carne”. Fu così che nei giorni che seguirono, grazie al Suo puro compiacimento, nacque dalla carne della Seconda Zion, il Secondo Adamo, nostro Salvatore: il Cristo. Ivi risiede la nostra gloria, la nostra fede, la nostra speranza e la nostra vita: nella Seconda Zion.” (KN 1, La Gloria dei Re)

“Satana fu invidioso di Adamo, e pose quest’invidia nel cuore di Caino.”

Immagine dell’Arca dell’Alleanza

“La vostra salvezza fu creata, prima di Eva, nel ventre di Adamo in forma di Perla. E quando creò Eva dalla costola, Egli la portò ad Adamo e disse loro: “Moltiplicatevi dal ventre di Adamo.” La Perla non andò in Caino od Abele, bensì nel terzo che fu generato dal ventre di Adamo: entrò nel ventre di Seth. E poi attraverso di lui la Perla andò in quelli che furono i primogeniti, e giunse sino ad Abramo.” (KN 68, Maria, nostra Signora della salvezza)


Noè e il diluvio

“Noè fu uomo virtuoso: ebbe timore di Dio, e mantenne la correttezza e la Legge che i suoi padri gli avevano tramandato (era la decima generazione da Adamo); (…) ammonendo i suoi figli, ed ordinando loro di non avvicinarsi mai ai figli di Caino, l’arrogante tiranno”; “Dio annientò i peccatori con l’ acqua del diluvio, più fredda del ghiaccio: Aprì le porte del Paradiso, e le cascate del nubifragio vennero giù; Aprì le fonti sottoterra, e l’alluvione apparve sulla terra: i peccaminosi furono sterminati, raccogliendo così il frutto della loro punizione (KN 8, Il Diluvio).

“Dio parlò con Noè, che Gli chiese: “Se Distruggerai la terra una seconda volta con il diluvio, fammi almeno essere tra quelli che periranno.” E Dio rispose: “Farò un patto con te: dirai ai tuoi figli che non dovranno mangiare l’animale morto da sé o lacerato da bestie selvagge, né dovranno coltivare prostituzione, contro la legge; ed Io, da parte Mia, non distruggerò la terra una seconda volta con un Diluvio, anzi darò ai tuoi figli Inverno ed Estate, il Tempo per Seminare ed il Tempo per Raccogliere, Autunno e Primavera.” (KN 9, Il patto con Noè)

Babilonia, la biblica città del peccato

“E quando una nuvola apparirà nel cielo, affinché non dobbiate temere al pensiero che un’alluvione stia arrivando, farò scendere dalla Mia dimora, Zion, un Arco, simbolo della Mia Alleanza, l’arcobaleno, che coronerà di colori il Tabernacolo della Mia Legge. (…) Il cielo e la terra passano. Ma la Mia parola no.” (KN 10, Riguardo a Zion)


Abramo

“Dio parlò ad Abram, dicendogli: “Non aver paura. Da questo giorno tu sei Mio servo, ed Io siglerò il Mio Patto con te, e con la tua stirpe dopo di te, che moltiplicherò, così come darò magnificenza al tuo nome, oltre ogni tua aspettativa. Condurrò il Tabernacolo della Mia Alleanza fino alla terra, sette generazioni dopo di te, ed esso si sposterà con la tua discendenza, e sarà la salvezza del tuo popolo; dopodiché manderò la Mia Parola per la salvezza di Adamo e dei suoi discendenti per sempre. (…) Vieni, esci fuori da questa terra, quella dei tuoi padri, seguimi nel luogo che ti mostrerò, ed Io lo donerò alla tua stirpe, dopo di te.” (KN 14, Il patto di Abramo)

 

Mosè ed il Decalogo

Zion

“Al principio dei tempi, quando Dio creò i cieli, ordinò che Zion, Arca della Legge Divina, divenisse dimora della Sua gloria sulla terra. Volendo ciò, la condusse sulla terra, e permise a Mosè di farne una copia simile. Gli disse: “Costruisci un’Arca di legno che non possa essere mangiato dai vermi, e ricoprila di oro puro. Al suo interno metterai la Parola della Legge, che è l’Alleanza che ho scritto con le Mie stesse dita: fa’ che possano custodire la Mia legge, le Due Tavole dell’Alleanza.” (KN 17, La Gloria di Zion)

Per i Rasta la vicenda chiave del Kebra Nagast è rappresentata dall’incontro tra Salomone, sovrano di Israele, e Makeda, Regina del Sud, ovvero di Sheba o Saba, antico nome dell’Etiopia, che “innamorata della sua saggezza” affronta un lungo viaggio fino a Gerusalemme per conoscerlo ed apprendere da lui.

La Regina di Saba

“La Regina del Sud sorgerà nel Giorno del Giudizio e condannerà e sconfiggerà questa generazione che non ha ascoltato la predica delle Mie parole: perché ella venne sin dai confini della terra, solo per ascoltare la saggezza di Salomone.” (KN 21, La Regina del Sud)

Maria / Makeda

“A coloro cui Salomone doveva dare ordini, parlava con umiltà e grazia, e quando questi sbagliavano, li ammoniva gentilmente. Poiché aveva costruito la propria casa nella saggezza e nel timore di Dio, sorrideva graziosamente agli stolti e li metteva sulla retta via, e trattava con gentilezza anche le serve. Apriva la sua bocca esprimendosi in parabole, e le sue parole erano più dolci del miele più puro; tutto il suo comportamento era ammirevole, tutto il suo aspetto piacevole. Poiché la saggezza è amata dagli uomini di comprensione, mentre è respinta dagli stolti.” (KN 22, Tamrin il mercante)

“Ascoltatemi, o voi che siete il mio popolo, e prestate attenzione alle mie parole. Poiché ho un desiderio di saggezza, ed il mio cuore cerca di trovare la conoscenza. Sono rapita dall’amore per il sapere, sono avvolta dalle corde della filosofia; poiché la saggezza  ha oltremodo più valore di qualsiasi tesoro d’argento ed oro, ed è quanto di migliore sia stato creato sulla terra. Orbene, a cosa sotto il cielo può essere paragonata la saggezza?” (KN 24, Come la Regina si preparò per intraprendere il suo viaggio)

L’incontro tra i due sovrani è descritto anche nella Bibbia (Re 1:10; Cr 2:9), con la differenza che negli episodi biblici non si accenna né al loro rapporto né al loro figlio Bayna-Lehkem. Nella narrazione del Kebra Nagast, invece, il loro dialogo appassionato è importante per diverse ragioni. Innanzitutto la Regina Makeda decide che da allora non adorerà più il Sole, come i suoi avi, bensì il suo Creatore, Dio di Israele, come Salomone, e questo rappresenta il passaggio da un culto arcaico a un moderno monoteismo. Inoltre i due, grazie a un giocoso espediente escogitato dal Re, trascorrono la notte insieme, e al mattino seguente Salomone ha una visione: vede un sole abbagliante scendere dalla sommità del cielo sopra Israele, dove rimane per poco, e da lì vola via verso l’Etiopia, per risplendervi in eterno. A illuminare Israele giunge allora un altro sole, ancor più luminoso del precedente, la cui potente luce è però rifiutata dal popolo israelita.

Prima che Makeda parta per tornare al suo regno, Salomone le regala un anello speciale da donare all’eventuale frutto del loro amore.

Makeda e Salomone

“[Salomone] continuò a parlare con la Regina, dicendo: “A che serviamo noi, prole degli uomini, se non esercitiamo la carità e l’amore sulla terra?” (KN 27, Il lavoratore)

“La Regina rispose con un altro messaggio: “Da essere una sciocca, sono divenuta saggia solo seguendo la tua sapienza, e da essere qualcosa di rifiutato dal Dio d’Israele, sono divenuta una donna eletta a causa della fede che risiede nel mio cuore; d’ora in avanti non venererò nessun altro Dio all’infuori di Lui.” (KN 29, I trecentodiciotto patriarchi)”

L’antica Gerusalemme

“Salomone dunque la prese da parte, cosicché potessero essere da soli, si tolse l’anello che era nel suo mignolo, e lo diede alla Regina, dicendole “Prendi [questo] così non ti dimenticherai di me. E se il mio seme fiorirà in te, questo anello sarà un segno per lui; se sarà un ragazzo dovrà venire da me, e la pace di Dio sia con te!” (KN 31, Il segno che Salomone diede alla Regina)”

Dall’unione fra i due sovrani nascerà un bambino, Bayna-Lehkem (detto Ebna Hakim, “Figlio del Saggio”), che in seguito diverrà Imperatore col titolo di Menyelek, dando origine della dinastia dei sovrani d’Etiopia. Il giovane, raggiunti i ventidue anni, parte per raggiungere il padre portando con sé il prezioso anello; vuole chiedergli un pezzo del drappo che copre Zion, l’Arca dell’Alleanza, affinché anche il suo popolo possa venerarla.

Incontro tra Salomone e la Regina di Saba (Battistero di Firenze)

Salomone lo accoglie con tutti gli onori e insiste perché resti a regnare con lui, ma, vedendolo deciso a tornare nella terra materna, preme per farlo accompagnare da alcuni primogeniti israeliti che lo possano aiutare e consigliare nel futuro governo. I giovani però uniscono gli ingegni e, facendo costruire una copia in legno dell’Arca, trafugano l’originale verso l’Etiopia, percorrendo in un solo giorno anziché in trenta il cammino fino al deserto. Salomone, adirato ma sempre lucido, spiega a se stesso come questo sia potuto accadere, consapevole che da quel momento assieme a Zion perderà anche la benedizione divina: “Ahimè! Per i nostri peccati siamo stati rifiutati, e per la nostra manchevolezza siamo stati puniti. La reggenza non conduce a niente senza la purezza, ed il giudizio non porta a niente senza la giustizia, e la ricchezza non dà niente senza il timor di Dio. Ma qui i sacerdoti amano le parole delle fiabe più che le parole delle Scritture; amano il suono dell’arpa più che il suono dei Salmi; amano le contingenze mondane più che la preghiera; amano discutere sul mondo più che la voce della Divinità; amano le risate e la fornicazione più che il pianto della vita; amano il cibo che se ne va più che digiunare per Dio; amano il vino e le bevande dolci, più che i sacrifici a Dio; amano l’ozio più della preghiera; amano i possedimenti materiali più che [l’offerta di] elemosina; amano dormire più che meditare; amano appisolarsi più che vegliare. Poveri noi! Ahimè!” (KN 60, Il lamento di Salomone per Zion).

Etiopia storica

Tale passaggio è fondamentale poiché spiega il nesso tra il regno di Israele e quello d’Etiopia, rappresentato da Menyelek e dalla sua discendenza. Questa linea, che conducen direttamente fino a Ras Tafari Makonnen, incoronato Negus Negesti d’Etiopia col titolo di Hailè Selassiè I, duecentoventicinquesimo Imperatore della dinastia Salomonica, Leone conquistatore della tribù di Giuda (quest’ultimo è figlio di Giacobbe e Lia, dalla cui stirpe discende la famiglia di David, padre di Salomone), non solo getta luce sulle radici prettamente bibliche della cultura Rastafari, ma propone inoltre una nuova versione sullo spostamento in Etiopia – precisamente ad Aksum – dell’Arca dell’Alleanza.

Il libro riporta che “…un tempo tutto il mondo fu composto da tre regni […] guidati da tre Re, i tre figli di Salomone…”; e che ci fu un lungo periodo in cui “i Re di tutto il mondo discendevano dalla stirpe di Shem”. “Dal centro di Gerusalemme, in direzione nord e sud-est, è la parte dell’Imperatore di Bisanzio; e dal centro di Gerusalemme, direzione nord fino al sud ed all’India Occidentale, la parte dell’Imperatore d’Etiopia. Entrambi appartengono alla stirpe di Shem, figlio di Noè, la stessa di Abramo, nonchè di David (II), figlio di Salomone: Dio diede gloria alla discendenza di Shem per merito della benedizione conferita a suo padre Noè. L’imperatore di Bisanzio dunque è figlio di Salomone. Così come l’Imperatore d’Etiopia, che è il primogenito, il più vecchio figlio di Salomone.” (KN 20, La divisione della terra).

Vi è poi un’altra sezione particolarmente significativa per i Rasta, nella quale è raccontato di come un angelo annunci alla madre del neonato Sansone che il figlio avrebbe un giorno liberato Israele dai Filistei, e pertanto la invita a farlo crescere illibato, ovvero il più possibile vicino a Dio: “L’Angelo del Signore apparve alla madre di Sansone e le disse: “Guardati dal contaminarti, e non stare con nessun uomo se non con tuo marito, perché colui che nascerà da te sarà un Nazareno, santo al Signore e sarà il liberatore d’Israele dalla schiavitù dei Filistei.” Fu così che nacque Sansone. Ed ancora l’Angelo le apparve dicendo: “Non lascerai che un rasoio tocchi la sua testa, e non mangerà carne né (berrà) vino, e non sposerà una donna straniera ma solo una donna della sua gente e dalla casa di suo padre.” (KN 80, Il Re dei Filistei)”.

Haile Selassie, il Re dei Re

Il concetto della purezza è estremamente importante nella cultura olistica Tafari, che definisce I-tal ciò che è giusto, anzi doveroso per un fedele[2], e invece metals of Babylon, “strumenti di Babilonia”, tutto il resto. Dio è dunque generoso con l’integrità di Sansone, e gli dona, assieme alla limpidezza d’animo, anche una forza spropositata. Quando però questi disobbedisce al Suo comando sposando Dalila, figlia di un avversario filisteo, il Creatore per punirlo lo fa catturare dai suoi nemici, che lo accecano e gli tagliano i lunghi capelli intrecciati, rendendolo buffone di corte. Sansone con le ultime forze fa crollare tutto il palazzo dove era prigioniero, uccidendo i nemici e se stesso.

Risulta dunque evidente dalla lettura di questi passaggi del Kebra Nagast come il contatto con Dio si possa stabilire ogni giorno e in ogni momento, partendo da elementari regole etiche ed attitudinali, il rispetto delle quali pone il fedele in uno stato di costante coscienza e vicinanza alle manifestazioni divine, per arrivare all’ascesi mistica grazie alla meditazione.

Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati alla figura e alla passione di Gesù Cristo, emblema dell’empietà di Roma (simbolica erede di Babilonia), che cerca scelleratamente di assassinare il Figlio di Dio. La crocifissione rappresenta per i Rasta la condizione sociale presente, che vede gli uomini probi ora schiacciati da mani depravate, ma presto destinati alla resurrezione, al ritorno nella terra originaria di Zion e alla ricongiunzione col Dio Padre, Jah Rastafari: “Così (nella visione) Dio riservò maggior gloria al Re d’Etiopia, nonchè grazia, e maestà più di tutti gli altri Re della terra, a causa della grandezza di Zion, Tabernacolo della Legge di Dio, la paradisiaca Zion. Allora possa Dio farci seguire il Suo volere spirituale, e liberarci dalla Sua ira, e farci condividere il Suo regno. Amen.” (KN 117, Il Re di Costantinopoli e il Re d’Etiopia)

Gesù Cristo in un’antica raffigurazione

Annunciazione, entrata in Gerusalemme, Crocifissione e Resurrezione di Gesù raccontate attraverso le profezie

“Così suo padre David profetizzò, dicendo: “Egli verrà giù come la rugiada sulla lana, e come pioggia che cade sulla terra, e virtù sgorgherà nei suoi giorni”. Così Salomone suo figlio profetizzò, dicendo: “Un Redentore nascerà da Zion, ed Egli rimuoverà il peccato da Giacobbe”. Così suo padre David profetizzò, dicendo: “Il suo nome era prima del sole, e prima della luna, di generazione in generazione”. (KN 106, La venuta del Cristo)

“Giona fu inghiottito e rinchiuso nello stomaco della balena; il nostro Redentore scese nel cuore della terra, e resuscitò il terzo giorno. Daniele fu rinchiuso nella fossa dei leoni, e [il re, coi suoi signori] lo sigillò coi suoi sigilli; ma egli resuscitò da lì senza che i leoni lo divorassero. Allo stesso modo nostro Signore fu mandato in una tomba…” (KN 112, Come i profeti lo prefigurarono nella propria persona)


[1] Per essere finalmente redatta in inglese da E. A. Wallis Budge all’inizio del ventesimo secolo, e pubblicata a Londra nel 1922 col sottotitolo “The Queen of Sheba and Her only Son Menyelek” -La regina di Saba ed il suo unico figlio Menyelek-. Si veda la recente nonche’ prima traduzione in italiano: per tutta questa sezione cfr. L. Mazzoni, Kebra Nagast, La Bibbia segreta del Rastafari, Roma 2007, Coniglio editore.

[2] Precetti quotidiani che riguardano la sfera della vita nel suo insieme, del tutto simili a quelli dell’angelica annunciazione, come lasciarsi crescere i capelli in “spaventose ciocche”, i dreadlocks, nonché veganismo e astemismo.

2 Risposte

  1. Davvero molto interessante.

    aprile 1, 2011 alle 3:01 am

  2. Give thanks and praises all the time!

    aprile 1, 2011 alle 3:43 am

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